Rai 3

Paolo Maria Noseda:

Trovo Cameron già in camerino, stavolta è arrivato lui prima di me. Il regista Roberto Faenza, invece, sta nel camerino giallo di fronte a quello di Cameron. Wow, due che sono più puntuali di me che riesco sempre ad arrivare prima di chiunque altro! Imbarazzo: chi andare a salutare per primo? Stringo la mano a Faenza e gli faccio i miei complimenti più sinceri. Ieri sera mi sono visto il suo Un giorno questo dolore ti sarà utile al cinema e sono colpito dalla sua trasposizione cinematografica.
Anche Cameron mi confessa di amare molto il film e di non aver voluto interferire nel lavoro di Roberto. I due si rispettano moltissimo e si vede! Sono davvero due uomini che hanno fatto cose bellissime nella vita: Faenza ha realizzato una serie di film tratti da romanzi di prestigiosi autori diretti in modo magistrale e io sono un po’ intimidito dai suoi occhi che mi fissano e dal suo sorriso sempre un poco enigmatico. Cameron reclama la mia presenza. Deve firmare la “piastrella” del nostro “Muro dei Famosi” e riesce a scrivere solo sono troppo emozionato per trovare qualcosa di intelligente da scrivere, eh eh, quanto mi piacciono gli scrittori geniali ma umani!!!
Eh, sì, si parla anche di matematica in camerino, Peter in effetti qualche anno fa aveva scritto dei racconti brevi uno dei quali appunto parlava della sua paura per la matematica che, per lui, è la metafora di tutto ciò che nella vita è uno scoglio insormontabile. Non si direbbe che gli manchi il coraggio però: per scrivere, confessa a Fabio e a me, ha fatto di tutto: l’impiegato in una casa editrice, l’attivista per una serie di organizzazioni non profit, tra cui la famosa Lambda, l’organizzazione americana per la protezione dei diritti civili delle persone omossessuali  e sieropositive. Vive nel mitico Greenwich Village dove ho vissuto anche io anni or sono e quindi, come due ex-vicini di casa, commentiamo quanto sia ancora bello viverci.  La netta impressione è di aver di fronte un uomo dolce e delicato ma estremamente forte e determinato: che si può volere di più? Un ospite televisivo ideale!
Cameron mi dice che il connubio con Faeza che ha girato film tratti da l’Amante di A. Yehoshua, Marianna Ucrìa, dall’omonimo libro di Dacia Maraini e Sostiene Pereira, giusto per citarne alcuni fra i tanti da lui realizzati, gli è parsa la naturale conseguenza del suo grande amore per il cinema europeo ed italiano. Faenza, dal canto suo, risponde che i grandi del cinema americano erano spesso europei e lo ripeterà anche durante l’intervista di Fabio.
Ridiamo anche perché, visto che oggi in trasmissione ci sono ben due Bersani, il cantante e l’uomo politico, sarebbe bello che anche il terzo ospite fosse  in qualche modo un “ bersani”, faremmo l’en plein! Cameron soggiunge sorridendo che cambiare nome gli sembra difficile, ma lui è sempre stato democratico! E, come direbbero gli anglofoni: it shows!

Che colpo Daniel! Certo, ci vuole la sua eclettica personalità per mettere in scena un racconto di Melville Bartleby lo scrivano e leggerlo davanti al pubblico in teatro; sarà proprio qui, a Milano, al teatro Franco Parenti il 30 e 31 gennaio e il 1 febbraio.
Mi guarda da dietro i suoi occhiali da professore e, con la stessa espressione del ragazzino che ne ha combinata una grossa, sorride. Sai, l’ho letto così tante volte in passato che non ho resistito alla tentazione di provare a leggerlo anche agli altri. E’ un testo assolutamente e incredibilmente fantastico e ricco di spunti. Non mi stanco mai di riprenderlo in mano.
Pennac ed io ci conosciamo da tempo, ho spesso lavorato insieme a lui presentando i suoi libri e traducendo le sue conferenze; quindi, non dobbiamo imbarcarci nell’esercizio di conquistare reciproca fiducia, e ciò lascia spazio e tempo per una bella conversazione da camerino, come piace a me. Arriva una tazza di caffè per lui e chiacchieriamo.
Mi chiede che ho fatto recentemente e io gli parlo del Sultanato dell’Oman da cui sono da poco ritornato. E’ affascinato dal mio racconto e mi dice che gli ho messo addosso la voglia di andare a conoscere questo Paese strepitosamente bello.
Andiamo al trucco e lì scherza con Mimma che ringrazia perché lo rimette a nuovo e gli cancella ciò che i francesi chiamano letteralmente  e ironicamente i fiori del cimitero, le macchie della pelle dovute all’età.
Mi invita alla prima e io gli rispondo con entusiamo che ci sarò ad applaudirlo domani in teatro. Che meraviglia! prosegue Pensa,  un testo inglese, letto da me in francese con i sottotitoli in italiano: magìa della globalizzazione! Ridiamo entrambi, Ma non mi chieda di tradurre nulla domani sera, parafrasando il suo Bartleby  …preferirei di no…

30 Gen 2012 06.06 Paolo Maria Noseda 2 Commenti

Oggi sono felice: Abraham Yehoshua ritorna a che tempo che fa con un nuovo libro La scena perduta.  Eccolo, mi ha preceduto, insieme alla sua dolcissima moglie, nel camerino rosso. Sorride contento mentre io bacio la mano alla signora che mi rassicura dicendomi di essersi ripresa da un problema di salute che le aveva impedito di accompagnare il marito in Italia un paio di mesi addietro.  Abraham e sua moglie sono il ritratto della coppia felice e innamorata e, ogni volta che li incontro, e ormai sono anni, mi riscaldano il cuore: sono l’epitome dell’amore rispettoso e gentile. Lui impulsivo e irruento, solo apparentemente calmo e sorridente e sempre battagliero nonostante i capelli bianchi. Lei riservata, calma, sempre pronta a suggerirgli una parola con estrema umiltà, a sorridere con comprensione e a lodare ciò che dice semplicemente annuendo e lui le è grato di ciò e lo dimostra. Mi racconta, con orgoglio, di come a Firenze, in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria, tantissimi studenti fossero calamitati dalle parole del marito e di come sia stata accolta la sua Lettura Magistrale presso la Scuola Normale di Pisa. Abraham mi chiede se convengo anch’io che l’Italia si trovi all’incipit di un Nuovo Rinascimento ed io rispondo che sì, c’è molto desiderio di farcela in questo momento, di continuare, di risollevarsi, nonostante la crisi che attanaglia il Paese. Inevitabilmente, curiosissimo, mi chiede come stiano andando le cose, quale sia l’accoglienza che gli italiani hanno riservato al nuovo governo. Parlare di società e di politica con lui è sempre un’esperienza che arricchisce: i suoi commenti non sono mai banali, come i suoi libri, del resto. Scava, Abraham, nel profondo della coscienza di ciacuno di noi e, attraverso i suoi libri, scandaglia profondità quasi insondabili portando alla luce particolari altrimenti ineffabili. Ci dilunghiamo ridendo, scherzando e seriamente commentando i passaggi del suo splendido romanzo e gli chiedo se abbia inserito i commenti leggermente critici del regista sul fatto di dover assistere alla proiezione dei suoi film doppiati, e quindi non capendo nulla dei dialoghi, in segno di  velata protesta per dover, ogni volta che parla in pubblico, essere tradotto da me. Ride, e mi regala una dedica bellissima sul frontespizio del libro. No, non ce l’ha con gli interpreti o le traduzioni. Corriamo tutti e due verso lo studio, si è fatto tardi!

30 Gen 2012 06.06 Paolo Maria Noseda 2 Commenti
Oggi, arrivi prestigiosi al passo carraio della Rai di corso Sempione: come in un film d’azione, Cage arriva sgommando, con il suo seguito di auto nere, e scende in total black con piglio deciso e si infila, dribblando il pubblico in attesa, dentro il camerino dietro lo studio. Gentile ma fermo, non prende neppure un caffè, nonostante durante l’intervista poi  sostenga che il caffè gli piace molto perché lo rilassa. Ci parliamo brevemente, l’entourage già leggermente preoccupato che mi dilunghi troppo, perché devo dare le informazioni tecniche su come si svolgerà l’intervista. Entra Fabio che si accomoda con lui e gli chiede se abbia una dichiarazione specifica da rilasciare, o un argomento di cui preferirebbe parlare oltre al suo nuovo film Ghost Rider: Spirit of  Vengeance. Sembra quasi sorpreso di essere al centro dell’attenzione e ci punta gli occhi addosso senza abbassarli neppure per un’istante nel corso di tutta la conversazione. Indossa un paio di anelli giganteschi, uno con un topazio di proporzioni notevoli: pare che oltre le case ami anche i gioielli. Cage sbircia i miei che sono assai più belli, ma Hollywood reclama i suoi diritti quando si tratta di eccentricità; ciò lo rende anche più umano e meno ‘attore famoso’ e, ancora una volta, capisco che dietro ogni personaggio c’è sempre un essere umano curioso:  Nice! mi dice indicandoli e io sorrido.  Lo lascio tranquillo, e lo rassicuro sul funzionamento dell’auricolare e dei microfoni, faremo una prova per sincerarci che i volumi siano adeguati. Dopo l’intervista lo riaccompagno alla sua mega-auto e lui con un sorriso rilassato mi dice: Thanks, man this was great! Il motociclista fantasma non si vedicherà con me, scampato pericolo.

30 Gen 2012 06.06 Paolo Maria Noseda 1 Commento

Essere divenuto una colonna sonora planetaria è un privilegio che James Taylor condivide con pochi altri artisti. L’intero studio è elettrizzato quando entra, dinoccolato, quasi a voler mimetizzarsi fra gli astanti, prima di prendere fra le mani la sua adorata chitarra, girarla e rigirarla con cura e infinito amore, sfiorandola, quasi fosse il viso delicato di un neonato.
Alza il viso e la falda del cappello non ricopre più i suoi occhi incredibilmente azzurri puntati su di noi. Una traccia di sorriso. Ecco il finger picking, il suo inconfondibile arpeggio, e nello studio discende la poesia. Non smette James, accenna un medley che è una cascata di emozioni, sentimenti, parole, sensazioni e ricordi, mentre la sua voce è carezzevole, struggente, fragile e improvvisamente stentorea. Stiamo tutti viaggiando verso un universo siderale di poesia, la quintessenza, il quinto elemento, l’etere.
Spesso, penso che le prove valgano un’intera trasmissione televisiva. Come tutti noi, piacevolmente risvegliato da questo sogno musicale, Fabio si trattiene con lui a ricordare una serata in cui lui dovette cantare con la sua band nel bel mezzo di uno spettacolo pirotecnico che, fra rumore e fumo, pareva destinato a frantumare la poesia delle sue canzoni. Stupefacente, commenta per nulla contrariato, ti ricordi?.
Parla dei suoi figli, i due gemelli di dieci anni Rufus e Henry che lo accompagneranno nel suo lungo tour italiano An intimate evening with the quintessential James Taylor. Ah, è così incredibilmente bello, io ho 63 anni e mia moglie 53 e loro sono riusciti a farci ripiombare nel turbinio della vita, dove tutto è scoperta e novità, non avrei mai pensato di esserne più capace, e allora voglio mostrar loro come è bella l’Italia!. Ama l’Italia e il suo pubblico italiano; da noi è venuto appositamente per annunciarlo, come un amabile poeta.
Se ne va, dopo la sua strepitosa esibizione, caricandosi sulle spalle una splendida sacca bicolore intrecciata con sacchetti della spazzatura bianchi e neri riciclati, opera di una cooperativa di artigiani africani e confessandomi che gli è stata regalata da uno dei suoi gemelli. Mi era noto il suo impegno per l’ambiente, ora so che è anche un uomo di ottimi gusti e dal cuore grande!

23 Gen 2012 12.12 Paolo Maria Noseda 2 Commenti

Fioccano autografi oggi:  su fogli di carta, vecchi CD e nuovi cofanetti De Luxe . Ognuno si porta a casa un po di Sting! Lui arriva silenzioso, come sempre, e si infila nel suo camerino dove uscirà con una t-shirt color della terra e un paio di vecchissimi jeans per affrontare le prove in studio. Canta live, oggi, come del resto tutte le altre volte quando è stato ospite a Chetempochefa. Meticoloso, e rispettoso di tutto e di tutti, con un velo di timidezza e molta accondiscendenza: lascia che ognuno faccia il suo lavoro, chiede sempre per favore e ringrazia ogni volta. Abbiamo la fortuna di osservarlo da vicino io e Fabio mentre per l’ennesima volta prova Every breath you take. Fabio è ammirato dal placido carisma che traspare, le signore dalla bellezza dell’uomo. Io cerco di limitare i miei interventi al minimo: Sting sfoggia la sua capacità di comprensione dell’italiano e Fabio il suo inglese. Ma poi, come sempre, mission impossible: devo chiedergli se gli farebbe piacere essere salutato a fine esibizione da Zucchero che sarà anch’egli in studio. Un sussurro, un assenso rapido e ritorno a riconsegnare l’agognato sì. Torniamo in camerino, alcuni signori e signore del pubblico che stanno firmando la liberatoria per assistere alla trasmissione sono sbigottiti nel vederselo passare davanti con la sua piccola chitarra sotto il braccio. Wow, era proprio lui! Il suo “doppio” album è il distillato della sua carriera. Io amo molto An Englishman in New York, un tributo a Quentin Crisp, icona del dandismo e dell’eccentricità e indimenticabile Elisabetta I en travesti nel film Orlando di Sally Potter. Fra un vocalizzo e l’altro per preparare la voce, glielo dico e lui mi strizza l’occhio e mi risponde che non si aspettava che io sapessi questa chicca. Ero amico di Quentin, gli dico, e lui mi parla dell’appartamento che Quentin occupava a Alphabet City a Manhattan, al primo piano, con 20 Hell’s Angels al piano terra. Bello aver avuto amici comuni. Ma il tempo tiranno ci impedisce di continuare, è arrivato il momento di andare in scena: Happy Christmas Mr. Sting!

19 Dic 2011 10.10 Paolo Maria Noseda 1 Commento
Incontrare una persona come Lydia è sempre un avvenimento straordinario: una donna, apparentemente senza alcuna pretesa di celebrità, ma la cui forza e determinazione è riuscita a infliggere gravi scossoni a una rete internazionale di pedopornografia, narcotraffico, riciclaggio di denaro e prostituzione minorile e una condanna di uno dei responsabili messicani. Se la incontri capisci il perchè: ti pianta i suoi due occhi neri diritti dentro l’anima e ti inchioda ai tuoi doveri di essere umano. Senza scappatoie. Ha la chiarezza di eloquio e la sicurezza incrollabile di Roberto Saviano che mi dice di conoscere e ammirare, con il quale lavora e collabora. La vicenda – se leggerete il suo libro Memorie di un’infamia (Fandango) – incredibilmente intricata, non l’ha fatta desistere dal perseguire il suo scopo: mantenere una promessa fatta alla piccola Emma che, dopo essere stata violentata, le raccontò la sua storia, sporgendo denuncia alle autorità,  a patto che non capitasse più ad altre bimbe ciò che era capitato a lei. Come Roberto che scrisse Gomorra anche per vendicare l’omicidio del suo parroco perpetrato davanti ai suoi occhi quando aveva 16 anni. E, come lui, ora è sottoposta alla insopportabile tortura di una scorta che il governo messicano le ha imposto di accettare ma di cui non si fida. Dal 16 dicembre 2005 alla fine del 2007, la vita per Lydia si è trasformata in un inferno: da giornalista, femminista ed attivista dei diritti umani a sospetta e quasi colpevole di diffamazione e calunnia nei confronti dei suoi persecutori. Incarcerata, torturata, violentata e delegittimata per aver voluto spezzare il velo di omertà su una situazione tanto tragica come la tratta dei minori e delle donne. Lydia è forte, ma ha bisogno del nostro aiuto e della costante attenzione da parte di ciascuno di noi e dei media per non essere eliminata. Sorride, con gli occhi che le brillano, certamente di speranza, mentre ci parla in camerino. Non vacilla e, quando arriva il momento di entrare in studio, si avvia decisa, guidandoci lei questa volta, verso un’intervista che, nonostante l’apparente brevità, le costa ogni volta il prezzo altissimo del dover ricordare di fronte ad un pubblico che ascolta ammutolito le sue parole e che applaude solo quando ci lascia con un grande augurio: “….cambiare il mondo!

12 Dic 2011 08.08 Paolo Maria Noseda 10 Commenti

La febbre della domenicachiedetelo a Marco,  il runner che più veloce di cosi non si può: dalle 7 di stamani corre come un olimpionico. Arrivano. Anzi, sono arrivati Lou Reed e i Metallica. Loro, uno per auto, escono e si infilano direttamente nel retropalco a provare. Tranne uno, e non vi dirò chi è, che si infila un paio di pantaloncini e vuole andare a fare jogging. Averlo saputo! I pantaloncini da corsa mancano nel mio kit da perfetto interprete (il costume da bagno, no!), lo avrei accompagnato volentieri. Tentiamo di dissuaderlo, e se si perde chi lo ritrova più? Lou, lui, arriva defilato, cammina lentamente, dinoccolato. Un viso impenetrabile – non sorriderà mai – gli occhiali da cui fa baluccicare un paio di occhi a cui non sfugge nulla. Quando Paolo (eh, sì anche lui!) il tecnico audio viene per microfonarlo e fargli indossare l’auricolare, chiama il suo assistente e, miracolo, toglie da una scatolina un auricolare personalizzato che vuole montare sul marchingegno della traduzione simultanea. Da vero perfezionista! Peccato il jack non sia compatibile con la nostra scatoletta parlante. Lou mi spiega anche il perchè: questioni di tacche e filettature diverse, meglio di un tecnico. Ok! Spiritoso anche, quando Fabio gli chiede come mai questa trasposizione della storia di Lulù, lui, accenna una smorfia e risponde: Ah, guardi, un lavoraccio, ho dovuto tradurmela tutta dal greco antico e metterla in versione rock!.
Se non sapessi quando è stata scritta, gli crederei, con quella voce può dir tutto ciò che vuole! Provano, finalmente, e si scatena il finimondo in studio. Prove rigorosamente sigillate per tutti. Ma loro si divertono davvero. Incredibile che una voce come la sua possa far sognare anche con la musica dei Metallica. Alla fine dell’esibizione in diretta, scivola verso il suo camerino ai piani superiori dove si addormenta sotto le mani sapienti di un massaggiatore uscito da uno dei mille box che il suo entourage ha graziosamente portato in Rai!

14 Nov 2011 09.09 Paolo Maria Noseda 1 Commento
Wenders and BauschWenders sembra un sovrano in arrivo per una visita di Stato alla Rai: ieratico, olimpico, calmo e pacato, con un sorriso enigmatico e la condiscendenza di chi non ha bisogno di dimostrare per essere.
Mi riconosce, avevamo lavorato insieme tre anni fa, proprio in occasione della presentazione di un altro suo film qui in trasmissione.  Sono qui per rendere omaggio ad una regina, mi dice con la sua voce soffusa. Gli rispondo che il suo film Pina dedicato a Pina Bausch mi ha emozionato profondamente, che la conoscevo e che conoscevo il rigore e la disciplina a cui sottoponeva i suoi danzatori a Wuppertal. La mia amica Gwendoline era una delle sue danzatrici e io avevo frequentemente visitato il tempio che era il Tanztheater.
Lo accompagna la moglie Donata, alta e bella, dal sorriso radioso, elegante nel suo abito nero, cappotto con mantellina e cappello: Donata Riva, l’anima organizzatrice della trasmissione vuole una foto con la sua omonima. Che privilegio, la scatta lo stesso Wenders, anch’egli elegante nel suo abito grigio spiegazzato quasi ad arte dentro il quale risalta il suo corpo da gigante. Mi accorgo quanto grandi siano le sue mani solo se le osservo da vicino, le sue proporzioni sono infatti equilibrate.
E’ commosso quando parla della sua ventennale amica Pina che ora non c’è più, ma lo fa con gentilezza, amore delicato e senza enfasi. La sua voce è sempre poco più di un sussurro, ma riesce a farsi udire chiaramente. In trasmissione, durante l’intervista parlerà  della ricerca dell’onestà e della verità, non della perfezione.  Le sue parole mi ricordano una mia conversazione con Pina Bausch che mi disse: Non cerco danzatori o danzatrici, cerco prima di tutto uomini e donne! Alla fine dell’intervista, lo saluto e gli auguro buon soggiorno a Roma dove presenterà il film; lui, con un sorriso dolcissimo e gli occhi scintillanti, mi ringrazia stringendomi la mano e scivola via, silenzioso, proprio così come era arrivato.

31 Ott 2011 10.10 Paolo Maria Noseda 3 Commenti
Shalom! Shana tovà! La pace sia con te, e buon anno! Eh, sì è il 5572 da soli due giorni, per lui. Ma sembra importargli poco.
Grande sorriso e mi dice: me lo avevano detto che ti avrei trovato qui, oggi. Sì, io e Schnabel abbiamo lavorato insieme parecchie volte, dal lancio del suo film Lo Scafandro e la Farfalla, all’apertura della sua mostra di Palazzo Correr a Venezia. Ci ritroviamo qui, nel camerino di chetempochefa, contenti di rivederci. Mi sono portato i due cataloghi, quello di Permanently becoming and the architecture of seeing, che mi aveva regalato lui a Venezia il giorno dell’apertura della mostra, e quello della mostra alla Fondazione Forma di Milano Polaroids.
Pochissimi artisti sono gentili come lo è stato lui: › Leggi

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