Rai 3

Paolo Maria Noseda:

Kevin Powers è giovane, 32 anni appena. Sul suo romanzo d’esordio, Yellow Birds, il Gotha della letteratura americana ha espresso toni entusiastici. Arriva in studio inusualmente presto con la sua ancor più giovane moglie dagli immensi occhi azzurri, grandi come piscine. Andiamo in cortile, oggi finalmente splende il sole anche su Milano e il camerino ci sta stretto. E’ attentissimo a non dare fastidio a nessuno e si inchina per ringraziare chiunque gli faccia i complimenti per il suo libro, anche Fabio che arriva e conversa con lui. Insomma, un soldato d’altri tempi. Come tutti coloro che nella vita hanno avuto esperienze profonde e violente, mostra una delicatezza e una sensibilità eccezionali. Sarà difficile far emergere tutto questo durante l’intervista, penso, se non riesco a capire un poco di più di lui.
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15 Apr 2013 03.03 Paolo Maria Noseda 2 Commenti

Questa sera Patti celebra Gaber. Volata dagli USA a Milano, uno stop-over come si dice in gergo, sulla rotta verso il Giappone dove l’attende un tour. E’ bella e semplice, come sempre, quando varca la soglia degli studi e io l’abbraccio. Mi guarda, sorride, e mi dice Ti stanno bene i capelli così arruffati!. Io adoro il suo modo gentile di ringraziare  – con un piccolo inchino – chiunque faccia qualcosa per lei.  Il sorriso che accompagna il tenero movimento è quello di una bimba gentile. Proviamo la sua canzone. Stasera canterà dal vivo I, as a person, ovvero Io, come persona che ha studiato e ricorretto perché possa essere reinterpretata in inglese. › Leggi

I Racconti del Camerino di Paolo Maria Noseda

Oggi sono particolarmente affascinato dalla prospettiva di tradurre Daniel Pennac: il suo ultimo libro, Storia di un corpo, è un viaggio attraverso l’intera esistenza di un essere umano visto dalla prospettiva del proprio corpo. Solo lui poteva avere un’idea simile. Un diario, il che significa un punto di vista descrittivo peculiare di qualcuno che intrattiene un dialogo costante con se stesso, come dovrebbe d’altronde essere il rapporto con il proprio corpo. Lui arriva sornione e sorridente, come sempre. Si accomoda in camerino e chiaccheriamo di questo suo tour che lo vedrà presto a Napoli in teatro. L’anno scorso lo avevo visto recitare nel suo Bartleby e quest’anno Il Sesto Continente, apologia sullo sporco, offerto al pubblico italiano a Torino, dopo il successo a Parigi.
Insomma, sempre più teatrale signor Pennac, come mai?
Eh, eh, sorride compiaciuto, che cosa sarebbe la vita senza nuove prove da superare?
Beh, gli rispondo, anche con questo libro la prova è stata notevole. Descrivere, o meglio descriversi fra realtà e fantasia, non è cosa da tutti e lei lo ha saputo fare in modo magistrale e con la consueta sincerità spiazzante.
Anche questo diario è una rappresentazione: dialoghi frammisti a monologhi. Tirate e esilaranti passaggi in cui si mettono alla berlina vizi ma anche virtù che il nostro compagno più fedele, il corpo, ci riserva costantemente e sorprendentemente. Leggere questo libro significa riappropriarsi della leggerezza e della profondità di una convivenza con l’organismo più caro ma anche più sconosciuto che possediamo.
E Pennac, conscio di tutto ciò, lo dirà con la sua consueta ironia e finezza in trasmissione: come è possibile spiegare ad un uomo la sensazione di portarsi in giro due seni e, altrettanto, come potrà mai capire una donna che cosa si agita in anfratti generalmente ben celati fra i pantaloni di un uomo?
Ridiamo entrambi alla fine dell’intervista e ci diciamo arrivederci al prossimo libro, prestissimo, spero!

I Racconti del Camerino di Paolo Maria Noseda
Lo rivedo in camerino qui in trasmissione David. Ci siamo lasciati ieri sera, dopo una serata al teatro dell’Archivolto a Genova. Sala gremita e lui e Giovanna Zucconi hanno parlato del suo ultimo libro: Caduto fuori dal tempo. Il suo sorriso dolce e delicato suscita in me tenerezza ogni volta. Ci abbracciamo, come facciamo sempre. Ognuna di queste interviste gli costa un pezzetto di cuore, lo so. Ne abbiamo parlato.
Cinque anni dopo la morte di Uri, suo figlio caduto in guerra, è riuscito a mettere nero su bianco il suo dolore. › Leggi
I racconti del Camerino di Paolo Maria Noseda
Entra, quasi furtivo, tanto da ritrovarmelo in camerino senza che io me ne sia accorto. Questi nuovi studi di via Mecenate a Milano non hanno nulla del fascino trasandato di corso Sempione e io non mi sono ancora abituato ai corridoi e alle scorciatoie.
E’ fragile Monsieur Trintignant: dalla camicia candida – che indosserà anche in trasmissione – emerge un viso diafano, incorniciato dai capelli bianco-cinerei. Gli occhi sono vivissimi › Leggi
Trovo Cameron già in camerino, stavolta è arrivato lui prima di me. Il regista Roberto Faenza, invece, sta nel camerino giallo di fronte a quello di Cameron. Wow, due che sono più puntuali di me che riesco sempre ad arrivare prima di chiunque altro! Imbarazzo: chi andare a salutare per primo? Stringo la mano a Faenza e gli faccio i miei complimenti più sinceri. Ieri sera mi sono visto il suo Un giorno questo dolore ti sarà utile al cinema e sono colpito dalla sua trasposizione cinematografica.
Anche Cameron mi confessa di amare molto il film e di non aver voluto interferire nel lavoro di Roberto. I due si rispettano moltissimo e si vede! Sono davvero due uomini che hanno fatto cose bellissime nella vita: Faenza ha realizzato una serie di film tratti da romanzi di prestigiosi autori diretti in modo magistrale e io sono un po’ intimidito dai suoi occhi che mi fissano e dal suo sorriso sempre un poco enigmatico. Cameron reclama la mia presenza. Deve firmare la “piastrella” del nostro “Muro dei Famosi” e riesce a scrivere solo sono troppo emozionato per trovare qualcosa di intelligente da scrivere, eh eh, quanto mi piacciono gli scrittori geniali ma umani!!!
Eh, sì, si parla anche di matematica in camerino, Peter in effetti qualche anno fa aveva scritto dei racconti brevi uno dei quali appunto parlava della sua paura per la matematica che, per lui, è la metafora di tutto ciò che nella vita è uno scoglio insormontabile. Non si direbbe che gli manchi il coraggio però: per scrivere, confessa a Fabio e a me, ha fatto di tutto: l’impiegato in una casa editrice, l’attivista per una serie di organizzazioni non profit, tra cui la famosa Lambda, l’organizzazione americana per la protezione dei diritti civili delle persone omossessuali  e sieropositive. Vive nel mitico Greenwich Village dove ho vissuto anche io anni or sono e quindi, come due ex-vicini di casa, commentiamo quanto sia ancora bello viverci.  La netta impressione è di aver di fronte un uomo dolce e delicato ma estremamente forte e determinato: che si può volere di più? Un ospite televisivo ideale!
Cameron mi dice che il connubio con Faeza che ha girato film tratti da l’Amante di A. Yehoshua, Marianna Ucrìa, dall’omonimo libro di Dacia Maraini e Sostiene Pereira, giusto per citarne alcuni fra i tanti da lui realizzati, gli è parsa la naturale conseguenza del suo grande amore per il cinema europeo ed italiano. Faenza, dal canto suo, risponde che i grandi del cinema americano erano spesso europei e lo ripeterà anche durante l’intervista di Fabio.
Ridiamo anche perché, visto che oggi in trasmissione ci sono ben due Bersani, il cantante e l’uomo politico, sarebbe bello che anche il terzo ospite fosse  in qualche modo un “ bersani”, faremmo l’en plein! Cameron soggiunge sorridendo che cambiare nome gli sembra difficile, ma lui è sempre stato democratico! E, come direbbero gli anglofoni: it shows!
Che colpo Daniel! Certo, ci vuole la sua eclettica personalità per mettere in scena un racconto di Melville Bartleby lo scrivano e leggerlo davanti al pubblico in teatro; sarà proprio qui, a Milano, al teatro Franco Parenti il 30 e 31 gennaio e il 1 febbraio.
Mi guarda da dietro i suoi occhiali da professore e, con la stessa espressione del ragazzino che ne ha combinata una grossa, sorride. Sai, l’ho letto così tante volte in passato che non ho resistito alla tentazione di provare a leggerlo anche agli altri. E’ un testo assolutamente e incredibilmente fantastico e ricco di spunti. Non mi stanco mai di riprenderlo in mano.
Pennac ed io ci conosciamo da tempo, ho spesso lavorato insieme a lui presentando i suoi libri e traducendo le sue conferenze; quindi, non dobbiamo imbarcarci nell’esercizio di conquistare reciproca fiducia, e ciò lascia spazio e tempo per una bella conversazione da camerino, come piace a me. Arriva una tazza di caffè per lui e chiacchieriamo.
Mi chiede che ho fatto recentemente e io gli parlo del Sultanato dell’Oman da cui sono da poco ritornato. E’ affascinato dal mio racconto e mi dice che gli ho messo addosso la voglia di andare a conoscere questo Paese strepitosamente bello.
Andiamo al trucco e lì scherza con Mimma che ringrazia perché lo rimette a nuovo e gli cancella ciò che i francesi chiamano letteralmente  e ironicamente i fiori del cimitero, le macchie della pelle dovute all’età.
Mi invita alla prima e io gli rispondo con entusiamo che ci sarò ad applaudirlo domani in teatro. Che meraviglia! prosegue Pensa,  un testo inglese, letto da me in francese con i sottotitoli in italiano: magìa della globalizzazione! Ridiamo entrambi, Ma non mi chieda di tradurre nulla domani sera, parafrasando il suo Bartleby  …preferirei di no…
30 Gen 2012 06.06 Paolo Maria Noseda 3 Commenti

Oggi sono felice: Abraham Yehoshua ritorna a che tempo che fa con un nuovo libro La scena perduta.  Eccolo, mi ha preceduto, insieme alla sua dolcissima moglie, nel camerino rosso. Sorride contento mentre io bacio la mano alla signora che mi rassicura dicendomi di essersi ripresa da un problema di salute che le aveva impedito di accompagnare il marito in Italia un paio di mesi addietro.  Abraham e sua moglie sono il ritratto della coppia felice e innamorata e, ogni volta che li incontro, e ormai sono anni, mi riscaldano il cuore: sono l’epitome dell’amore rispettoso e gentile. Lui impulsivo e irruento, solo apparentemente calmo e sorridente e sempre battagliero nonostante i capelli bianchi. Lei riservata, calma, sempre pronta a suggerirgli una parola con estrema umiltà, a sorridere con comprensione e a lodare ciò che dice semplicemente annuendo e lui le è grato di ciò e lo dimostra. Mi racconta, con orgoglio, di come a Firenze, in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria, tantissimi studenti fossero calamitati dalle parole del marito e di come sia stata accolta la sua Lettura Magistrale presso la Scuola Normale di Pisa. Abraham mi chiede se convengo anch’io che l’Italia si trovi all’incipit di un Nuovo Rinascimento ed io rispondo che sì, c’è molto desiderio di farcela in questo momento, di continuare, di risollevarsi, nonostante la crisi che attanaglia il Paese. Inevitabilmente, curiosissimo, mi chiede come stiano andando le cose, quale sia l’accoglienza che gli italiani hanno riservato al nuovo governo. Parlare di società e di politica con lui è sempre un’esperienza che arricchisce: i suoi commenti non sono mai banali, come i suoi libri, del resto. Scava, Abraham, nel profondo della coscienza di ciacuno di noi e, attraverso i suoi libri, scandaglia profondità quasi insondabili portando alla luce particolari altrimenti ineffabili. Ci dilunghiamo ridendo, scherzando e seriamente commentando i passaggi del suo splendido romanzo e gli chiedo se abbia inserito i commenti leggermente critici del regista sul fatto di dover assistere alla proiezione dei suoi film doppiati, e quindi non capendo nulla dei dialoghi, in segno di  velata protesta per dover, ogni volta che parla in pubblico, essere tradotto da me. Ride, e mi regala una dedica bellissima sul frontespizio del libro. No, non ce l’ha con gli interpreti o le traduzioni. Corriamo tutti e due verso lo studio, si è fatto tardi!

30 Gen 2012 06.06 Paolo Maria Noseda 2 Commenti
Oggi, arrivi prestigiosi al passo carraio della Rai di corso Sempione: come in un film d’azione, Cage arriva sgommando, con il suo seguito di auto nere, e scende in total black con piglio deciso e si infila, dribblando il pubblico in attesa, dentro il camerino dietro lo studio. Gentile ma fermo, non prende neppure un caffè, nonostante durante l’intervista poi  sostenga che il caffè gli piace molto perché lo rilassa. Ci parliamo brevemente, l’entourage già leggermente preoccupato che mi dilunghi troppo, perché devo dare le informazioni tecniche su come si svolgerà l’intervista. Entra Fabio che si accomoda con lui e gli chiede se abbia una dichiarazione specifica da rilasciare, o un argomento di cui preferirebbe parlare oltre al suo nuovo film Ghost Rider: Spirit of  Vengeance. Sembra quasi sorpreso di essere al centro dell’attenzione e ci punta gli occhi addosso senza abbassarli neppure per un’istante nel corso di tutta la conversazione. Indossa un paio di anelli giganteschi, uno con un topazio di proporzioni notevoli: pare che oltre le case ami anche i gioielli. Cage sbircia i miei che sono assai più belli, ma Hollywood reclama i suoi diritti quando si tratta di eccentricità; ciò lo rende anche più umano e meno ‘attore famoso’ e, ancora una volta, capisco che dietro ogni personaggio c’è sempre un essere umano curioso:  Nice! mi dice indicandoli e io sorrido.  Lo lascio tranquillo, e lo rassicuro sul funzionamento dell’auricolare e dei microfoni, faremo una prova per sincerarci che i volumi siano adeguati. Dopo l’intervista lo riaccompagno alla sua mega-auto e lui con un sorriso rilassato mi dice: Thanks, man this was great! Il motociclista fantasma non si vedicherà con me, scampato pericolo.
30 Gen 2012 06.06 Paolo Maria Noseda 1 Commento

Essere divenuto una colonna sonora planetaria è un privilegio che James Taylor condivide con pochi altri artisti. L’intero studio è elettrizzato quando entra, dinoccolato, quasi a voler mimetizzarsi fra gli astanti, prima di prendere fra le mani la sua adorata chitarra, girarla e rigirarla con cura e infinito amore, sfiorandola, quasi fosse il viso delicato di un neonato.
Alza il viso e la falda del cappello non ricopre più i suoi occhi incredibilmente azzurri puntati su di noi. Una traccia di sorriso. Ecco il finger picking, il suo inconfondibile arpeggio, e nello studio discende la poesia. Non smette James, accenna un medley che è una cascata di emozioni, sentimenti, parole, sensazioni e ricordi, mentre la sua voce è carezzevole, struggente, fragile e improvvisamente stentorea. Stiamo tutti viaggiando verso un universo siderale di poesia, la quintessenza, il quinto elemento, l’etere.
Spesso, penso che le prove valgano un’intera trasmissione televisiva. Come tutti noi, piacevolmente risvegliato da questo sogno musicale, Fabio si trattiene con lui a ricordare una serata in cui lui dovette cantare con la sua band nel bel mezzo di uno spettacolo pirotecnico che, fra rumore e fumo, pareva destinato a frantumare la poesia delle sue canzoni. Stupefacente, commenta per nulla contrariato, ti ricordi?.
Parla dei suoi figli, i due gemelli di dieci anni Rufus e Henry che lo accompagneranno nel suo lungo tour italiano An intimate evening with the quintessential James Taylor. Ah, è così incredibilmente bello, io ho 63 anni e mia moglie 53 e loro sono riusciti a farci ripiombare nel turbinio della vita, dove tutto è scoperta e novità, non avrei mai pensato di esserne più capace, e allora voglio mostrar loro come è bella l’Italia!. Ama l’Italia e il suo pubblico italiano; da noi è venuto appositamente per annunciarlo, come un amabile poeta.
Se ne va, dopo la sua strepitosa esibizione, caricandosi sulle spalle una splendida sacca bicolore intrecciata con sacchetti della spazzatura bianchi e neri riciclati, opera di una cooperativa di artigiani africani e confessandomi che gli è stata regalata da uno dei suoi gemelli. Mi era noto il suo impegno per l’ambiente, ora so che è anche un uomo di ottimi gusti e dal cuore grande!

23 Gen 2012 12.12 Paolo Maria Noseda 2 Commenti

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