Massimo Gramellini:
Grandi Opere. Finalmente qualcosa si muove. Stanno per cominciare i lavori di una nuova pista da sci. A Ostia.
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7. Marcello Dell’Utri ha comprato all’asta alcuni volantini delle BR con i quali intende allestire una mostra sul Sessantotto come motore del terrorismo. Mi sa che comprerò delle vecchie cassette di Canale 5 per allestire una mostra sugli anni Ottanta come motore del cretinismo.
Dell’Utri ha il fascino dell’orrido. Come ha scritto Michele Serra: dopo i diari falsi di Mussolini e Hitler e i volantini delle BR, alla sua collezione mancano solo la barba di Landru e la testa mozza del Battista.
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6. Vi ricordate Silvio Berlusconi? Sta preparando il film sulla sua vita. Per l’attore protagonista non ci sono dubbi. Riguardo al titolo, sul web si sono già scatenate le indiscrezioni.
• Don’t cry for me Olgettina
• Tre metri sopra il Cialis
• Ben Dur
• Lo stalliere che sussurrava ai cavalli
• Patata meccanica
• Il Papino
• Le onde del festino
• Un lupo mannaro milanese a Londra
• Le Mills e una notte
• L’igienista della porta accanto
• Kill Pil (il mio preferito: secondo me lo ha scritto Monti)
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5.A soli 81 anni, e dopo appena vent’anni, Emilio Fede lascia la direzione del Tg4. In tutti i casino italiani è stato osservato un minuto di silenzio. Sono sorti dei problemi sul contratto: il direttore voleva rinnovarlo per altri 3 anni più opzione per i 2 successivi più un programma di prima serata, più il titolo onorifico di Gran Mogol delle News o qualcosa del genere. Al termine di una dura trattativa cosa ha ottenuto? Nulla. Ingrati. Fra le sue tante lezioni di giornalismo, porterò sempre nel cuore la Notizia Facciale, annunciata solo con le smorfie. Esempio: “Silvio Berlusconi ha detto che… l’avvocato Ghedini ha detto che… Rosy Bendi, Rossa Bindi… ma cosa volete che dica Rosy Bindi? Passiamo alla prossima…” Ora basta, però. Fede non appartiene più alla cronaca ma alla storia, specie a quella della psicanalisi. Noi vogliamo ricordarlo così.

4.Dopo aver preso atto con soddisfazione che nell’era del digitale ogni parlamentare ha in dotazione un chilo di colla e duemila buste intestate per le lettere, l’ufficio di presidenza di Montecitorio si è occupato di una categoria particolarmente colpita dalla crisi. Gli ex presidenti della Camera. Sono cinque: Ingrao, Pivetti, Violante, Casini, Bertinotti. Fra un anno si aggiungerà un sesto: Fini. Era giusto togliere a questa bella compagnia uffici, segretarie, alloggi, biglietti aerei e linea telefonica? Naturalmente no. Così li hanno tolti solo a Ingrao, che tanto è anziano, e alla Pivetti, che tanto è la Pivetti. Agli altri, con una leggina ad hoc, sono stati prorogati fino al 2023. Il furbissimo Casini ha annusato l’aria e ha rinunciato a tutto. Violante aveva le narici otturate e per ora non molla di un’unghia: anzi, senza nominarlo ha dato a Casini dell’esibizionista. Bertinotti ha detto che si inchina alla volontà delle istituzioni: della serie “se proprio me li danno, io li prendo”. In lui la spinta rivoluzionaria si arresta sulla soglia di casa. E Fini? Tace. Starà preparando lo slogan per le prossime elezioni: Fini for ex president.
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3.Alfano Bersani Casini – ABC – hanno partorito il nuovo porcellino elettorale “tedesco con influenze spagnole”. Torna il proporzionale, ognuno per sé e Monti per tutti, nel senso che le coalizioni si formeranno dopo il voto e non prima. E poiché difficilmente un partito avrà la maggioranza assoluta, il premier non sarà scelto dai cittadini, ma dai capi-partito. I quali continueranno a decidere anche i candidati, perché saranno sempre loro a scegliere sia quelli da mettere in lista sia quelli da piazzare nei collegi maggioritari. L’unica riforma seria sarebbe rendere obbligatorie le primarie per tutti i candidati, così da consentire a chi è fuori dalla nomenclatura di sfidarla. Altrimenti la società civile che i partiti continueranno a candidare assomiglierà a Calearo. Quello che il Pd fece eleggere come simbolo del nuovo patto fra imprenditori e politica e che dopo aver cambiato 3 partiti in 4 anni, adesso dichiara bellamente di avere troppo lavoro in azienda per poter perdere tempo alla Camera e di usare i 12 mila euro dello stipendio da parlamentare per pagarsi il mutuo mensile della villa.
2.Ecco quel che resta di Calisto Tanzi: un vecchio alla sbarra con le guance scavate, un sondino nel naso e la voce che si rompe nel chiedere scusa. Come essere umano posso compatirlo, come vittima dei suoi raggiri persino perdonarlo. Ma come cittadino pretendo che paghi le conseguenze dei suoi gesti. Alla sua faccia sofferente si sovrappone quella del padre di un mio amico, un geometra in pensione che aveva investito i risparmi di una vita in azioni Parmalat e ha finito i suoi giorni travolto dai sensi di colpa, senza più un soldo da lasciare ai suoi figli. Per pareggiare i conti con la società, Tanzi deve portare a termine la sua nuova missione: trasformare il suo amaro declino in uno spauracchio per tutti quei finanzieri che dietro i loro traffici non sanno più scorgere la faccia di un geometra in pensione.
1.Mercoledì scorso Giuseppe Campaniello, 58 anni, muratore tuttofare gravato dai debiti con l’erario e da una causa per fatture false, ha parcheggiato la sua Punto davanti all’Intendenza di Finanza di Bologna, ha forse cercato nella testa un’ultima via d’uscita ma non l’ha trovata e sopraffatto dalla disperazione e dalla vergogna si è dato fuoco. Le sue parole, mentre lo portavano in ospedale sono state: “Lasciate in pace mia moglie, lei non sa niente”. E’ l’immagine di un Paese disperato e assurdo, dove 600 mila persone hanno portafogli finanziari immensi e si vendono 206mila auto di lusso all’anno, eppure solo 30mila cittadini dichiarano di guadagnare più di 300mila euro l’anno. Dove i datori di lavoro denunciano meno dei loro dipendenti, e però esistono anche casi sempre più frequenti di artigiani e piccoli imprenditori strangolati dal fisco. Ma uno Stato degno di questo nome non può trattare allo stesso modo l’evasore totale e il povero cristo che lavora e non ha la liquidità per pagare le tasse. Vorrei ricordare che il 24% delle imprese che ha ricevuto cartelle esattoriali dal fisco vanta dei crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione. E’ inaccettabile uno Stato che con una mano ti chiede ciò che con l’altra si rifiuta di darti.
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Tutti noi del governo abbiamo un passato da cittadini (Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del consiglio, 26 marzo). Tutti abbiamo un passato. Il problema adesso è avere un futuro.
7. Stanotte scatta l’ora legale. Panico fra i socialisti, diceva un famoso titolo di Cuore, 21 anni fa. Oggi il panico si è decisamente esteso a tutto l’arco parlamentare, in un Paese dove il governo ha appena sciolto 7 consigli comunali per mafia (anche al nord), i Nas hanno scoperto un chirurgo di Ragusa che operava di tumore i pazienti sani e il tesoriere della defunta Margherita che ha imboscato 23 milioni di euro ne ha denunciati al fisco appena 305mila. Domattina, quando aggiorneremo gli orologi, dedichiamo un pensiero affettuoso a quest’ora che, nonostante tutto e in splendida solitudine, si ostina a voler rimanere legale. › Leggi
Dove andremo a finire! Il Parlamento europeo si è espresso a favore del riconoscimento legale della famiglia formata da due persone dello stesso sesso, il che significa diritto alla pensione di reversibilità, diritto a prendere decisioni relative alla salute del compagno malato, ecc. Il giorno dopo in Italia una sentenza della Cassazione ha ripreso gli stessi principi. In Inghilterra sono già un passo avanti e il governo conservatore di Cameron ha deciso di appoggiare la legge che istituisce il matrimonio civile fra persone dello stesso sesso. «Lo faccio», ha detto il primo ministro, «proprio perché sono un conservatore: l’impegno di una persona verso un’altra persona nel matrimonio è un valore dei conservatori». Ma Giovanardi saprà l’inglese? › Leggi
7. Per la rubrica Nostalgia Canaglia, profumi di un tempo vicino, eppure già così lontano… Al processo Ruby l’ispettore Giuseppe Caico del commissariato di Taormina ha raccontato di quando, nel maggio scorso, fu chiamato dalla questura di Milano per una questione di Stato e spedito alle due e mezza di notte a casa dei genitori della ragazza, nella contrada Sanfilippo. La strada era buia, il commissario dovette pure guadare un torrente. Suonò alla porta, ma non gli volevano aprire. Appena poté parlare coi genitori di Ruby, chiese: Vostra figlia è nipote di Mubarak? Loro pensarono fosse matto. In effetti chi avrebbe potuto prendere sul serio una panzana simile? Il parlamento italiano. Nostalgia Canaglia si chiude con una drammatica notizia dell’ultima ora. Domenico Scilipoti è stato aggredito l’altra notte da un commando di formiche amazzoniche. L’agguato nel letto di una camera d’albergo dello stato brasiliano di Amapà, dove Scilipoti si trova in missione. Molto spavento per lo statista, perché i contestatori hanno invaso varie parti del corpo, comprese quelle innominabili. Dopo una doccia gelata, Scilipoti è stato dichiarato fuori pericolo. Anche le formiche, nel loro piccolo… › Leggi
Fra le battute che circolano sul web la mia preferita è un commento sui congressi del Pdl dove votano pure i defunti. Finalmente sappiamo cosa ci aspetta dopo la morte: il tesseramento al Pdl. Non era questo l’inferno che sognavo.
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7. In occasione dei 100 giorni del governo Monti vorrei inaugurare la rubrica Nostalgia Canaglia. Per i telespettatori in crisi di astinenza ecco il titolo della Padania di giovedì 23 febbraio. Il porto di Milano. Il sogno di Castelli e Bossi si avvicina. L’Europa mette per la prima volta l’ancoretta blu a Milano. › Leggi
7-A Savona c’è un bidello di 61 anni, si chiama Giancarlo, che lavora in una scuola elementare di periferia. Sta per andare in pensione, ma gli fa male al cuore vedere i muri scrostati delle aule su cui le maestre appendono i disegni dei bambini. Così compra vernici e pennello e durante le vacanze ridipinge da solo tutta la scuola, ogni aula con un colore diverso. Si dice che il bene non va mai raccontato, ma a furia di non farlo ci siamo convinti che non esista più. Invece le scuole italiane sono piene di giancarli che le tengono in piedi. E mica solo le scuole. Mentre l’intero apparato mediatico si concentrava sulla nevicata di Roma neanche fosse stata la ritirata degli alpini dal Don, meno interesse suscitava la tormenta vera che ha bloccato per giorni l’Emilia-Romagna e le Marche. Nei paesi dell’Appennino avevano la neve alla cintola, ma nessuno si è lamentato. Erano troppo impegnati a spalare. › Leggi
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