NON UN MIO CRIMINE MA UNA MIA CONDANNA


La Carta italiana dei figli di genitori detenuti diventi europea 

Sei mesi di iniziative per promuovere il mantenimento della relazione figlio-genitore durante la detenzione e sensibilizzare la società civile fino al 20 novembre, 25esimo anniversario della ratifica della Convenzione internazionale dell’Onu sui diritti dell’Infanzia. Portare la Carta italiana dei diritti dei figli dei detenuti in Europa: sono ventuno le associazioni europee di COPE (Children of Prisoners Europe) che chiedono ai governi dei loro Paesi e al Parlamento di Strasburgo di adottare il Memorandum firmato in Italia nel 2014 e unico in Europa.

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L’iniziativa è il focus della Campagna europea “Non un mio crimine, ma una mia condanna” (“Not my crime, still my sentence”), alla quale Bambinisenzasbarre partecipa per il settimo anno. Le associazioni europee chiedono l’adozione della Carta “rivoluzionaria che riconosce formalmente il diritto dei bambini a mantenere la relazione con il genitore detenuto, e a quest’ultimo il diritto di essere genitore”. Il Protocollo d’Intesa è stato firmato in Italia nel 2014 dal Ministero della Giustizia, dall’Autorità Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza e dall’Associazione Bambinisenzasbarre: i bisogni di questi bambini sono stati trasformati in diritti, consentendogli di non sentirsi più colpevoli.

Sono oltre due milioni i bambini che hanno un genitore in carcere, considerando i paesi che fanno parte del Consiglio d’Europa. In Italia i minori che ogni anno entrano in carcere per mantenere un legame con il papà o la mamma detenuti sono quasi centomila.“La campagna tiene alta l’attenzione su un tema delicato ma trascurato: l’infanzia che incontra il carcere per contrastare l’emarginazione sociale a cui è esposta”afferma Lia Sacerdote, presidente di Bambinisenzasbarre.

Info: www.bambinisenzasbarre.org

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