LUI, E’ RICHARD GERE

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I Racconti del Camerino di Paolo Maria Noseda:

Eh, no, da bravo narratore del retropalco, anzi del camerino, ho deciso che vi racconto tutto!
Beve solo il tè verde e sorride ogni volta che chiede a qualcuno di riempirgli la teiera.
E’ sincero: quando non si ricorda una cosa, non finge assolutamente e, con un candore da ragazzino, ti guarda e ti sorride.
Fabio gli ha chiesto, fra le molte domande, come vede il Dalai Lama e che cosa pensa davvero di lui e, soprattutto, di che cosa parla con lui, vista la sua più che trentennale amicizia, soprattutto perché quando Fabio venne presentato al Dalai Lama – così racconta – rimase ammutolito e non trovò nulla da dire, e lui, con un sorriso, gli dice: “Vedi, io lo considero come il mio “professore preferito”; sai, ricordi quando eravamo a scuola e ognuno di noi aveva “quel” professore, quello con cui davvero vai d’accordo e i cui insegnamenti ti ricordi per la vita? Ecco, per me il Dalai Lama è così. Poi, certo, con lui parlo di tutto: di noi, di politica, di azioni che possiamo compiere insieme, ma anche di cose come stanno i miei cari, di cose futili e leggere.
Io, sto lì e lo traduco mentre racconta a Fabio degli altri due film in uscita “Oppenheimer  Strategies”, ma soprattutto di “Time out of mind”, cioè lui che si traveste da barbone senzatetto e si fa filmare fra l’indifferenza della gente che non lo riconosce: “Man, mi dice, sono fiero di questo film, ci sono voluti 12 anni per portarlo a termine, credo sia il film più bello della mia carriera!”
Arriva anche Luciana, che ci onora della sua presenza e Richard l’abbraccia, felice di vederla, e le dice sinceramente che anche in India, dove si trovava fino a stamani, la conoscono e che una signora, quando seppe che sarebbe stato ospite di Chetempochefà  gli disse di portare i suoi saluti a Luciana. Poi, mi guarda e mi chiede a bruciapelo: “Are you a Buddhist?” e io, preso alla sprovvista rispondo. “A sort of”, una specie di buddista. Allora, decido di raccontargli di quando avevo casa proprio di fronte al Consolato Cinese di Milano e, poiché si trattava di un palazzo d’epoca,  avevo un balcone tipo quelli da udienza papale. La comunità tibetana locale mi chiese di esporre una gigantesca bandiera tibetana e io accettai. I cinesi mi inviarono una lettera in cui chiedevano di togliere la bandiera del Tibet. Io risposi con una lettera dicendo che avrei rimosso la bandiera quando loro avessero rimosso la loro, visto che vivevamo in uno stato democratico e ciascuno aveva diritto di libera espressione.
Mr. Gere, con un sorriso mi dice: “Avresti dovuto invitarli a parlare con te! Sarebbe stato interessante vedere cosa avrebbero risposto!” Insomma risposta da buddista vero che ha sorpreso anche me!
“E’ vero,” – gli dico – “non ci avevo proprio pensato. Peccato abbia cambiato casa!”
E lui: “Vai, parla con loro, non è mai troppo tardi!”
Insomma, non si butta via nulla, si devono vivere appieno tutte le occasioni e le possibilità che la vita ci offre.
Seguono foto e autografi come piovesse e il sorriso di tutti, soddisfatti che Richard sia accondiscendente e si faccia fotografare e, per tutti, abbia una parola, un sorriso o un complimento.

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