Ron Howard l’eclettico

I Racconti del Camerino di Paolo Maria Noseda

Fa un certo effetto il pensiero di andare a tradurre uno dei personaggi della tua infanzia: Ricky Cunningham viene in TV, oggi, e mi sembra siano trascorsi millenni dalle sere in cui teneva compagnia a milioni di persone prima, durante o dopo cena a seconda dell’ubicazione geografica e delle abitudini alimentari degli italiani. Un cult, soprattutto dopo la preparazione alla sua intervista: ho ripercorso una carriera lunghissima, costellata di film, prima come attore e poi come regista che sfocerà nel lancio, ormai prossimo credo, di Inferno, tratto dall’omonimo libro di Dan Brown. Quando gli dico che conosco Dan si illumina e mi chiede come sia andata quando presentò il suo libro a Firenze, dove Ron ha girato il film, pare con droni a volo libero per le vie della città.
E’ spontaneo Ron, i suoi occhi ridono e Fabio che arriva contento di poter avere un po’ di tempo, lo dirà anche in trasmissione: sembra proprio un signore felice. Vi regalo una chicca: dopo tanti film girati gli chiedo – anche per mettermi a riparo di qualche sorpresa – qual è il suo film preferito?Senza esitare mi risponde: “Il Laureato”, perché quando lo vidi per la prima volta mi fulminò la sua dimensione narrativa e l’ampiezza del respiro unita alla tecnica cinematografica.
Chapeau, Mr. Howard!
Che non fosse uno sprovveduto si sapeva, ma che avesse gusti così raffinati mi sorprende un pochino. Chiacchiera amabilmente con Fabio e entrambi, suppongo,  sono felici di conoscersi un poco più profondamente. Il discorso cade sull’ipotesi di proiettare una foto di J. Lennon e del figlio sul set di uno degli episodi di Happy Days. Ron, sorride e ci dice che ha conosciuto Yoko Ono e che ora sta realizzando un documentario sui tour mondiali dei Beatles.
Una buona occasione per tornare a trovarci, suggerisce Fabio.


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Sì certo, con molto piacere, risponde, sinceramente rallegrato Mr. Howard. Prosegue, rincuorando Fabio: non ti preoccupare, non mi annoio se mi fai una domanda su Happy Days; dopotutto sono sul set anche grazie a quella fortunata serie televisiva!
Eh, sì, ripenso a quel giubbino, ai jeans che erano ancora una specie di icona per noi piccoli in quegli anni. Ripenso alle auto bellissime che mi affascinavano.
Parliamo dei suoi films, di The Beautiful Mind, di Rush e degli attori che hanno lavorato con lui.Si illumina quando parla di questo film, delle difficoltà e dei momenti di gioia che si è meritato: si capisce che è un signore che lavora duro e che dietro questo suo sorriso c’è la mentalità e la forza di chi sta sul set da che aveva 18 mesi d’età. Ma il tempo vola, e arriva la chiamata per entrare in studio. Fabio gli chiede un’istantanea – lo dice pure che di solito non lo chiede ma che la tentazione di averne una con Ron è irresistibile. Allora, ne scatto una anche io, pensando di averli ritratti soli e, invece, se guardate bene, mi vedete riflesso nello specchione del camerino.Esco, felice di sapere quale sia il suo film preferito, ma ignaro su quale sia il suo libro preferito; accidenti, la perfezione non è proprio umana!

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