SIC RUFUS,  GLORIA MUNDI

FullSizeRenderI Racconti del Camerino di Paolo Maria Noseda
Arriva, con i passi felpati di un gatto: io me lo ritrovo davanti con il suo sorriso enigmatico che ricordavo dal Festival di Sanremo, di cui era stato ospite.
Preso alla sprovvista, gli stringo la mano e dico: “You may not remember me…..” e penso immeditamente di aver esordito con la frase peggiore. Non si chiede mai a un’ospite di ricordare chi sia il proprio interlocutore, lo si mette in imbarazzo così facendo.
Grazie al cielo ci pensa lui e mi sorride dicendo che sì, certo si ricorda benissimo. Ed è pure vero perché, insieme a Fabio in camerino, lasciano fluire i ricordi della serata trascorsa a Sanremo e lui ha molto ben presenti anche i particolari apparentemente insignificanti.
Questa sua Prima Donna, che ho cercato di scoprire e ascoltare e, anche, vedere perché si mormora di bellissimi interventi video del grande artista bresciano Francesco Vezzoli, la ascolto ora, un po’ riassunta à laWainwright. E’ un concerto visual-sinfonico, dice, e anche il mio modo di superare il lutto per la morte di mia madre Kate McGarrigle – la sua è una vera famiglia di artisti – e ciò ti rende conscio che nella vita ogni frammento di felicità è legato a un grande dolore, nel mio caso la morte prematura di mia madre dopo una terribile malattia. “Prima Donna” è stata la colonna sonora del mio lutto. Poi mi sono sposato, è arrivata la bambina – Vita – e la vita, appunto, ha ripreso a scorrere.
Sono i temi della perdita, della paura, della speranza e, in ultima ratio dell’accettazione a dominare questo mio lavoro, mi dice. Sono fiero di quanto ho composto: forse non sarà un capolavoro, ma è anche il tentativo di riportare pubblico all’Opera. Un luogo magico dove accadono cose meravigliose, terribili e convivono assonanze e discordanze. I ragazzi dovrebbero scoprirlo o riscoprirlo a modo loro, ecco perché ho pensato a un megaschermo sul quale proiettare il lavoro di Vezzoli. E ieri stavo da Verdi – lo dice come se il Maestro lo avesse invitato a prendere il tè – e ho lungamente parlato della sua musica e dei suoi libretti. Paganini disse “Se non studio un giorno me ne accorgo io, ma se non studio due giorni, se ne accorge anche il pubblico!” Su, andiamo, e si alza di scatto.  Nella vita, aggiunge con un sorriso, ti accorgi che “tutto è troppo breve”, che sono anche le parole finali che la mia protagonista canta.
E, da provetto professionista, si alza e ci conduce verso lo studio per il sound-check: si siede davanti a un piano a coda nero scintillante e dalle sue dita escono melodie – o medleys – incrociate, incantate e meticce.

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