La Torre di Babele

Torna la Torre di Babele: il magnifico fondale  di Mauro Carosi, che ha inaugurato la collaborazione tra il Teatro alla Scala e Che tempo che fa, viene montato per le ultime puntate di questa stagione. Riproponiamo qui seguito l’annuncio di inizio stagione e le parole di Giuseppe Chiara, scenografo del programma, che spiegano l’iniziativa.
flauto-magicoTorre di Babele

E’ grazie a una intesa col Teatro alla Scala di Milano che il nostro programma per l’intera stagione utilizza nella scenografia alcuni bellissimi fondali, vere e proprie opere d’arte dalle dimensioni monumentali. Il primo fondale montato è La Torre di Babele realizzato dallo scenografo Mauro Carosi per la rappresentazione de Il Flauto Magico, che inaugurò la stagione scaligera il 7 dicembre 1995 con la regia di Roberto De Simone e la direzione di Riccardo Muti.

Come è nato l’accordo con la Scala? L’intesa con la Scala di Milano – racconta Giuseppe Chiara, che firma da un paio d’anni la cosiddetta scenografia 2.0 di che tempo che fa – è nata dalla precisa volontà di assumere doveri (e piaceri!) da servizio pubblico creando ponti culturali che potessero dare visibilità alle tante cose belle e uniche che il nostro paese conserva in magazzini inaccessibili. In accordo con autori e regista ho preso contatti con l’ingegner Malgrande, responsabile del settore allestimento scenico che mi ha presentato Angelo Lodi e aperto le porte  del caveau. Abbiamo selezionato e visionato almeno una ventina di fondali per trovare quelli compatibili sia editorialmente  che tecnicamente alle nostre esigenze televisive. Questo lavoro ha creato un prezioso gioco di squadra  fra colleghi “Rai e Scala”, una forma di solidarietà professionale davvero unica nel superare i molti ostacoli e le difficoltà che normalmente  s’incontrano nel fare cultura ai giorni nostri.
Quali sono i criteri per la scelta dei fondali?  I fondali della Scala misurano 13 o 14 metri in altezza, per 15 di larghezza. In studio abbiamo 18 metri di larghezza e 7 in altezza, quindi è stato necessario scegliere dei fondali che, con tutte le cautele necessarie per non rovinarli, potessero venire riadattati. Per ridurli in altezza si fanno quelle che tecnicamente vengono definite tasche posteriori: questa operazione non è ovviamente possibile con tutti i fondali, molti sono stati scartati per questo. Per una serie di circostanze fortunose abbiamo trovato dei fondali che fossero giusti per la riduzione tecnica (alla Torre di Babele è stato levato qualche piano con le tasche posteriori) e i cui soggetti anche simbolicamente mantenessero una coerenza con la nostra trasmissione. Un altro importante criterio di scelta dei fondali è quello dato dalla sua resa televisiva: era necessario trovare quei fondali che illuminati opportunamente potessero mantenere l’effetto di tridimensionalità e dare respiro e profondità alla scena.
Una valorizzazione reciproca…  I due elementi si integrano in un dialogo armonioso che valorizza entrambi: c’è il ledwall, il nostro sipario supertecnologico che sale orizzontalmente a scoprire il fondale; questo movimento è una traslazione verticale dell’apertura del sipario, e fa entrare in campo con un meccanismo tipicamente teatrale i vari livelli della Torre, che vengono via via scoperti.  I fondali sono tele trattate e dipinte, vengono conservate arrotolate o piegate, e nell’allestimento sono laccettate in alto e mantenute in posizione da una serie di tiranti e contrappesi. E’ molto emozionante conciliare una tradizione artistica di storia secolare con la tecnologia più avanzata che c’è a disposizione.
Dopo la Torre di Babele, cosa vedremo? Il prossimo fondale dovrebbe essere quello che è in scena proprio in questi giorni col Don Carlo: finite le repliche, lo aspettiamo a che tempo che fa…

 

 

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