IL CAPPELLO DI BEN HARPER- I Racconti del Camerino

Giornata davvero inusuale, oggi. Parto in bicicletta con un caldo finalmente quasi afoso e il sole e torno con pioggia e quasi grandine. Lavorerò con Antonella Buzzacchi e insieme faremo il primo duetto d’interpretazione simultanea della storia di Chetempochefa. Un botta e risposta fra Ben Harper e sua mamma Hellen nell’intervista che faranno in trasmissione per presentare il loro Childhood HomUn duetto in simultanea significa premere un pulsante di uscita Italiano-inglese per tradurre la domanda di Fabio. Premere subito dopo il pulsante inglese-italiano per tradurre la risposta di Ben o di Hellen, senza interferire con i tempi per la domanda seguente che deve essere tradotta per l’altro ospite, insomma: uno smanettamento velocissimo, anche perché noi non sappiamo a chi verrà rivolta la domanda se alla madre o al figlio, cercando di rispettare i ruoli, io di Ben e Auntie di Hellen. Sia io che Antonella Buzzacchi, detta Auntie, siamo parecchio preoccupati. Mimma Morabito, mitica hair stylist cerca di consolarci abbracciandoci in camerino. Ma, ecco, arrivano. Wow, non so cosa ne pensiate voi, ma io uno come Ben, dalla voce ammaliante e nato da madre ucraino-russa e da padre american-cherokee, lo considero proprio un cult!

10325771_10152387590502188_5116666595401490908_nMamma Hellen, come tutte le mamme è un po’ imbarazzata, molto emozionata e noi cerchiamo di tenerle compagnia al trucco&parrucco dove chiede solo una semplice e naturale velatura di “powder”, la cipria speciale anti riflesso TV. Lui, invece arriva con sottobraccio uno skateboard e stende una per una tutte, ma davvero tutte, le ragazze del trucco e non solo. Voci di corridoio lo danno divorziato e, quindi, libero da vincoli affettivi, chissà! Finalmente un bello vero, come dire, nature! Io sono letteralmente per terra quando lo vedo provare e sento come tocca a chitarra, doppio wow, la pizzica e la chitarra prende vita. Non sono abituati alla traduzone e cerchiamo di spiegare come accadrà. Guardo Auntie. Secondo me non hanno capito. Auntie guarda me e mi chiede: secondo te hanno capito? Ma certo che hanno capito, le rispondo. Non è vero, non hanno capito. Ma, coraggio. Auntie mi squadra sconcertata e mi dice: uff, preferisco ascoltarti comodamente seduta nella poltrona del mio salotto!!! Auntie, sei una pessima guidatrice ma un’ottima interprete, ricordalo! Cerco di buttarla sul ridere.

Camerino di Ben. Chiaccheriamo cercando di spiegare a lui e mamma il da farsi. Lui si alza, prende una bandana arancione e ci chiede dove sia la sartoria. Lo accompagnamo e lui fa conoscenza con Pia Rossi. Senta, le dice, vorrei dare una pulita al mio cappello, quello che indosso in scena, sa è uno Stetson color topo chiaro. Per nulla intimidita Pia si offre di pulirlo con il vapore del ferro da stiro. Ben la guarda affascinato e poi chiede lui stesso di poter imparare come si fa. Pia, gentilissima, gli insegna il trucco. Ecco Ben che, brandendo uno dei ferri da stiro, impara come si rinfresca un delicato cappello in feltro.

10177450_10152387589097188_4280373746819806703_nPoi, lui estrae la bandana arancione, prende un metro rigido, traccia con il gesso una linea e, con un paio di forbici gigantesche, taglia per tutta la lunghezza la bandana. Lo guardiamo tutti in religioso silenzio, sembra una sala operatoria, e io e Pia tendiamo la stoffa affinchè lui la possa tagliare agevolmente. A quel punto Pia prende in mano la situazione e gli fa capire che il nastro-bandana lo confezionerà lei: rivolta la stoffa e gli spiega che bisogna sempre cucire al rovescio: Lui la guarda affascinato, chiama mamma Hellen e tutti stiamo a guardare rapiti il dipanarsi dell’operazione. Colpo di scena: entra Auntie con due bicchieroni di cartone pieni di caffè. Cerca di porgermelo. Ben la guarda e le dice: Oh, che gentile, grazie per il caffè. A quel punto, anche Hellen sorride e ringrazia la gentile creatura che le porge il beverone. Ma il caffè era per noi, bisbiglia Auntie. Lascia perdere, le dico, falli felici!! Con il bicchiere di cartone in mano, Ben guarda Pia affascinato. In un baleno la bandana è trasformata in un elegante nastro arancione che viene prontamente cucito intorno al cappello di Ben. Lui, perfezionista, si accerta che la fascia sia ben assestata. Mi guarda e dice: magia della creatività italiana, voi siete troppo bravi! Grazie Ben, ma qui è Pia la regina! Vero, mi risponde e prende ciò che resta della sua bandana, estrae un pennarello e la firma aggiungendo una frase gentile per Pia. Poi, rivolto al suo manager, gli ordina di portare un cd che le dedica. Lei, raggiante, mi chiede di tradurle: senti, io tutte le mattine mi alzo pensando che cosa sarà a farmi felice oggi? Bene, oggi sei stato tu!!! E lui: and you have made my day! Ehi, anche tu hai fatto della mia giornata una giornata felice!

Gli unici sulle spine erano i signori del management che, trepidanti, cercavano di attirare l’attenzione di Ben che doveva fare un’intervista per TG3 ma non aveva alcuna intenzione di lasciare la sartoria senza il suo cappello e Auntie, rimasta a bocca asciutta senza caffè. Quanto a me, ridevo sotto i baffi e pensavo che mi sarebbe piaciuto avere una foto di me, Ben e Pia chini a ravvivare lo Stetson. Mi limito a dirgli: l’arancione è un colore splendido. E lui, con un sorriso che stende: è vero, è un colore speciale. Come sempre, il resto accade in un lasso di tempo che a tutti sembra incommensurabilmente breve: entrata in scena, canzone, intervista, canzone, commiato. Li ribecco all’uscita: felici, madre e figlio. Abbracci e lui mi chiede se mi piacerebbe ascoltarlo in concerto a Milano. Certo che sì. Voi due, lasciate il nome al manager e venitemi a salutare in camerino dopo il concerto, ora scappo devo andare in Germania, domani cantiamo là. Vedi Auntie, non hai bevuto il tuo caffè, ma abbiamo due biglietti per il concerto e, credetemi, ci saremo sotto il palco, per una volta, a godercelo da spettatori.

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