Oggi sono felice: Abraham Yehoshua ritorna a che tempo che fa con un nuovo libro La scena perduta. Eccolo, mi ha preceduto, insieme alla sua dolcissima moglie, nel camerino rosso. Sorride contento mentre io bacio la mano alla signora che mi rassicura dicendomi di essersi ripresa da un problema di salute che le aveva impedito di accompagnare il marito in Italia un paio di mesi addietro. Abraham e sua moglie sono il ritratto della coppia felice e innamorata e, ogni volta che li incontro, e ormai sono anni, mi riscaldano il cuore: sono l’epitome dell’amore rispettoso e gentile. Lui impulsivo e irruento, solo apparentemente calmo e sorridente e sempre battagliero nonostante i capelli bianchi. Lei riservata, calma, sempre pronta a suggerirgli una parola con estrema umiltà, a sorridere con comprensione e a lodare ciò che dice semplicemente annuendo e lui le è grato di ciò e lo dimostra. Mi racconta, con orgoglio, di come a Firenze, in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria, tantissimi studenti fossero calamitati dalle parole del marito e di come sia stata accolta la sua Lettura Magistrale presso la Scuola Normale di Pisa. Abraham mi chiede se convengo anch’io che l’Italia si trovi all’incipit di un Nuovo Rinascimento ed io rispondo che sì, c’è molto desiderio di farcela in questo momento, di continuare, di risollevarsi, nonostante la crisi che attanaglia il Paese. Inevitabilmente, curiosissimo, mi chiede come stiano andando le cose, quale sia l’accoglienza che gli italiani hanno riservato al nuovo governo. Parlare di società e di politica con lui è sempre un’esperienza che arricchisce: i suoi commenti non sono mai banali, come i suoi libri, del resto. Scava, Abraham, nel profondo della coscienza di ciacuno di noi e, attraverso i suoi libri, scandaglia profondità quasi insondabili portando alla luce particolari altrimenti ineffabili. Ci dilunghiamo ridendo, scherzando e seriamente commentando i passaggi del suo splendido romanzo e gli chiedo se abbia inserito i commenti leggermente critici del regista sul fatto di dover assistere alla proiezione dei suoi film doppiati, e quindi non capendo nulla dei dialoghi, in segno di velata protesta per dover, ogni volta che parla in pubblico, essere tradotto da me. Ride, e mi regala una dedica bellissima sul frontespizio del libro. No, non ce l’ha con gli interpreti o le traduzioni. Corriamo tutti e due verso lo studio, si è fatto tardi!
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Il libro è l’occasione per esplorare il mistero della “creazione artistica, letteraria, cinematografica….e, in particolare, l’interazione tra il genio della fantasia e l’imprescindibile fondamento costruttivo”. Anzi alcuni dei film rappresentati a Santiago riprendono alcuni racconti giovanili di Yehoshua, come L’ultimo comandante o Il rapido serale di Yatir.
C’è pure un altro tema di rilievo: il rapporto con le radici spagnole della cultura sefardita, tanto più interessante se si considera che anche lo scrittore proviene da tale ambiente. Il padre, Yaakov, è stato un rilevante storico, studioso della storia di Gerusalemme, profondo conoscitore ed amante della cultura araba, e la madre, Malka Rosilio, era giunta in Terra di Israele dal natio Marocco nel 1932.
Trigano è un ebreo orientale, come Ruth del resto, immigrato nei primi anni di vita dello Stato, una persona che ama sfidare gli equilibri apparentemente consolidati nella società israeliana, dove l’élite dominante, askenazita e laica, di cui fa parte Yair Moses, riteneva, a torto, di avere vinto il fanatismo religioso. Problema niente affatto superato, come lo sceneggiatore viceversa aveva intuito; tanto da combatterlo, grazie a quei primi film, attraverso i simboli al fine di metterne in luce l’aspetto paradossale.
Romanzo a volte difficile, con alcune significative venature autobiografiche, ma suggestivo, attento a quell’oscuro abisso, come lo definisce il protagonista, che sta in agguato dietro alla realtà visibile e palpabile. Ed è verso un giusto equilibrio tra questi due elementi -metafora e realismo- che deve muovere la creazione artistica, anche se talora il finale di una storia può apparire vago e incerto. Ma il finale, come spiega il regista “è sempre un compromesso tra ciò che era e ciò che non sarà più”.
ABRAHAM B. YEHOSHUA LA SCENA PERDUTA
(Titolo originale Hessed sfaradì, 2011)
Trad. Alessandra Shomroni, Giulio Einaudi Editore S.p.A., Collana Supercoralli, Torino, 2011, pp. 372, €.21,00
“…..la splendida sagoma della Cattedrale e, sopra di essa, come il velo di una sposa dimenticata, la nebbia mattutina che lo splendore del sole non ha ancora dissipato”
Yair Moses, settantenne regista cinematografico israeliano, appartenente ad una famiglia laica di Gerusalemme originaria della Germania, viene invitato, quale ospite d’onore, ad una retrospettiva dei suoi film, organizzata da un’insolita associazione di cinefili nella più scenografica ed insolita tra le città spagnole, Santiago de Compostela. Un luogo che non dimentichi, anche se ci sei stato solo una volta.