Camerino Rosso
racconti del camerino

Poltrone. Grandi schermi TV.
Tavolo con frutta, acqua, piccoli dolci e salatini. Gente che va, gente che viene.
Lui.
Un viso acuto, una rete di piccole rughe fitte fitte lo ricopre interamente. Occhi piccoli, mobili, vivi e penetranti. Silenzioso e gentile in mezzo alla confusione. Leggermente incurvato, fisico fragile. Mentre parla mischia, quasi inconsapevolmente, tre lingue.  Si nota che gli piace esprimersi in italiano.
Maestro, me la racconta una storia?
Nel mio film Il Pianista il bimbo della scena del rastrellamento muore. Ebbene, quel bimbo ero io.  Si tratta di una citazione autobiografica. Se sono qui a raccontarti questa storia, significa ovviamente che all’epoca non fui ucciso. Ebbene, la realtà dei fatti è invece che io mi salvai dal rastrellamento nel ghetto di Cracovia: gli altri furono deportati e morirono tutti. Decisi di far morire il bimbo nel film perché non volevo che gli spettatori, vedendo il film, potessero pensare che ci si potesse salvare dalla barbarie delle deportazioni. Io ‘bimbo’ feci uscire dal ghetto di Cracovia un altro ‘bimbo’ di nome Stefan.
Vivevo con i miei genitori, un vecchio, un cagnolino e sua sorella in una stanza nel ghetto.
Quando vennero e ci presero ero con mia madre.
Sapevamo quando c’erano i rastrellamenti. Sentivamo i rumori da lontano. Ci presero. Presero mia madre.
Restai indietro.
Cercavo mio padre.
Ci portarono tutti fuori. Ammassati.
Non vidi mai più mia madre.
Un bimbo, avrà avuto 3 o 4 anni, mi prese per mano. Si chiamava Stefan. Io avevo 8 anni.
Decisi di scappare. Un pezzo del muro era crollato; c’era solo del filo spinato.
Io e Stefan ci infilammo lì e ci trovammo in una piazza. Grande e vuota.
Un poliziotto polacco ci fermò chiedendoci dove stessimo andando.
Io gli dissi che avevamo fame, che cercavamo solo del cibo, non mangiavamo da due giorni, e che saremmo rientrati nel ghetto una volta trovato da mangiare.
L’uomo sapeva che non era vero. Ci lasciò passare. Iniziammo a correre.
L’uomo ci disse: Non correte!, questa è una battuta che faccio dire all’uomo anche nel mio film.
Ci salvò la vita. Se avessimo corso, avremmo attirato l’attenzione dei soldati che ci avrebbero sicuramente sparato.
Avevo salvato la vita a Stefan.
Tornammo nel ghetto due giorni dopo.
Non sapevamo dove andare e ritornammo in quella che era stata casa mia.
Stefan rimase con me ancora qualche mese, fino alla distruzione totale del ghetto.
Lo uccisero davanti ai miei occhi con una sventagliata di mitra.

Lui è Roman Polanski.
PMN

6 Risposte a “Camerino Rosso
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  1. Alessandra scrive:

    Polanski è un uomo straordinario, e “Il pianista” lo dimostra.
    Paolo, grazie per questo splendido racconto. E’ bello sentirsi un po’ parte del magico mondo di Che tempo che fa!

    Alessandra

  2. GIOVANNA scrive:

    NON GUARDO LA TV ASCOLTO SOLO LA RADIO RAI E POI, FIGLI PERMETTENDO, IL FINE SETTIMANA FACCIO IN MODO DI SENTIRMI PARTECIPE DI UN GRUPPO DI LAVORO CHE AMO. PERCHE’ NON SAPETE QUANTE VOLTE RISPONGO INTERVENGO COME SE FABIO MI POTESSE ASCOLTARE. CONOSCERVI DI PERSONA SAREBBE MERAVIGLIOSO MA VIVO LONTANA IN QUEL MERIDIONE VICINO MA CONTEMPORANEAMENTE LONTANO DI CUI VOI PARLATE MA CHE DA VIVERE E’ TUTTA UN’ALTRA COSA.

  3. monica scrive:

    che bel racconto!
    ciao

  4. Yosuke scrive:

    Grazie Paolo per questo bellissimo racconto oltre alla tua traduzione sempre straordinaria.

    yosuke

  5. claudia scrive:

    racconto splendido
    complimenti!

  6. paolo maria scrive:

    ehi ora la web mistress non mi passa più i vostri messaggi, boicotta! allora lo faccio qui….GRAZIE! a tutti/e e a Giovanna del Sud, dai scrivici e parleremo noi con Fabio!!!! Baci
    Paolo Maria

    (ndr: boicotto? non vi si sta più dietro :-) elena)

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